La destinazione si trova alla vostra destra. La destinazione è raggiunta.

Cosi Google Maps ci avverte che siamo arrivati sul luogo dell’evento. Appena il muso dell’auto punta a destra un cancello metallico a maglie larghe ci indica che siamo arrivati proprio nel posto giusto.

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Parcheggi liberi. Non a pagamento. Strano, ai concerti di solito è un problema trovare parcheggio. Google Maps ci suggerisce posti per andare a mangiare qualcosa. Il luogo sembra alquanto deserto, ci fidiamo e la voce sintetica ci dice di incamminarci per trecento metri.

Attraversando la strada notiamo un gruppetto di persone del luogo intente a chiacchierare. La lingua, un idioma stranissimo cui non si comprende una parola. Comprenderemo più tardi che parlavano in bresciano.

Arriva uno di loro in auto, una Audi A6, e li saluta strombazzando col clacson.
Vi posso assicurare che fa un certo effetto sentire muggire una A6. Che bellezza, si comincia bene!

 

Facendo un passo indietro, vorrei spiegare un paio di cose, Chi è Ryan Bingham?
Ryan è un folksinger americano country rock, anche se credo sia riduttivo dargli questo genere, avendo abbracciato nell’ultimo album anche del buon blues. Poco conosciuto in Italia, ma ha un buon successo nel suo paese ed anche in Europa.
L’ho conosciuto come al solito per caso o perché doveva andare così, come tutte le cose belle. Una persona che conosco è produttore discografico ed ha una sua piccola etichetta di qualità, di grande qualità: Velut Luna. Lui, Marco Lincetto, è uno che di musica ne sa a pacchi, per lavoro e per passione. Non è un tipo facile, quando parla di certi argomenti ci mette tutta la veemenza di chi sa di aver -anche sfacciatamente- ragione. E di solito ce l’ha.  Ebbene, qualche anno fa Marco pubblicò un post su Facebook con la copertina di Mescalito, il disco di esordio di Ryan del 2007.
Questo è il miglior disco di musica americana degli ultimi venti anni almeno.
Lapidario come al solito, non ammettente replica.
E se avesse ragione?
Mi fido.

Come anche altre volte, non vado su Spotify a sentire di che si tratta, non cerco su YouTube. Vado su Amazon e compro a scatola chiusa, perché la musica va comprata. L’artista va pagato.
Il disco arriva il giorno dopo (eh, il prime…). Lo inserisco e BAM! Fin dalle prime note accade ciò che accade con le serendipità, avete presente quando si strabuzzano gli occhi non credendo a cosa stiamo ascoltando o vedendo?
Per farla breve, un capolavoro assoluto, una serie di brani bellissimi, suonati col cuore e con la testa che parlano della sua vita, di viaggi, di partenze, di lavori andati, di rodei, di tempi duri, di genitori. Più americano di così si muore.
Collaborazioni importanti, voce profonda e graffiante, in breve tempo prendo tutta la scarna discografia prodotta finora. È di quest anno l’ultimo American Love Song, che vira  verso il blues e contiene alcune piccole perle.

Ma torniamo a Chiari. Che posto è Chiari? Che poi è la stessa domanda che Ryan ha fatto all’organizzatore della serata Maurizio Mazzotti, di cui parlerò più avanti.
Chiari è una cittadina della provincia bresciana, meno di ventimila abitanti, famosa forse per la battaglia di Chiari del 1701. L’impressione che ha dato a me è quella del classico paesone di provincia, gente che lavora e si fa il culo per poi andare a divertirsi il sabato sera. Un pò come molte parti buone dell’Italia.

Ma ti chiedi… che cacchio ci fa Ryan Bingham a Chiari? Come ci è arrivato?
Ed è così che scopro l’esistenza di ADMR, Associazione per la Diffusione della Musica Rock di Chiari, fondata dai fratelli Franco e Maurizio Mazzotti e che sono 23 anni che portano a Chiari il gotha del rock mondiale, quello genuino, quello che ama ancora suonare anche in piccole venues, a contatto col pubblico.

Vengo a sapere che uno dei due fondatori, Franco, è purtroppo venuto a mancare proprio quando è morto mio padre Mario, a metà novembre 2018. Ma questa è un’altra storia.

Ed allora vedi che a Chiari, paese di cui non conoscevo che a malapena il nome, sono passati Massimo Bubola, Steve Forbert, Joe Ely, Chris Gaffney, Eric Bibb, Bruce Cockburn, Walter Trout, Dave Alvin, Elliott Murphy, Eric Sardinas, Steve Earle, Johnny Winter e moltissimi altri.
MA IO DOV’ERO? WHERE THE FUCK WAS I?

Vabbè, sarebbe troppo lunga e qualcosa si capisce dai miei racconti passati.

Sembra una cosa impossibile, tutti questi artisti così grandi che hanno suonato in questo posto così piccolo…un miracolo. Un miracolo che si rinnova da 23 anni!

 

Il Parbleu, localino a qualche centinaio di metri dalla venue, è carino e già prima delle 19 è pieno di gente a far l’aperitivo. Anche se c’è qualche cliente di fuori – la gente dei concerti si riconosce al volo –  gran parte sono persone del luogo, belli agghindati, pronti per farsi il sabato sera dopo una settimana intera di lavoro.
O almeno così mi immagino io la vita di quella sonnacchiosa cittadina della provincia bresciana.

Sperando di incontrare di nuovo la A6 parlante andiamo verso l’Auditorium, che sarà sorpresa nella sorpresa. Entriamo dal cancello della foto sopra, sapevamo trattarsi delle Scuole Medie locali, ma entrarci per andare a sentire Ryan Bingham bé, faceva davvero impressione! poca e ordinata fila, entriamo nell’atrio di quella che di giorno è una scuola ed infatti come in tutte le scuole c’è il gabbiotto dei custodi, dove qualcuno distribuisce i biglietti e non lontano, con un banco di scuola come appoggio, un addetto strappa i biglietti stessi per farci entrare.
Nello stesso momento ci ferma gentilmente un tipo che ci chiede di segnare nome ed email per farci sapere degli eventi futuri.
Il tipo in questione è il vulcanico Maurizio Mazzotti, con cui scambio due parole ringraziandolo di aver portato Ryan in tal bizzarro luogo.
Ci racconta che il prossimo 7 luglio ci sarà il Chiari Blues Festival, con nomi da far tremare le braccia: probabilmente uno dei migliori blues festival in Europa. Si, in Europa. E, orgoglioso, ci dice pure che il prossimo 17 novembre arriverà lì, in quel posto così minuscolo ma così ricco di musica e passione, Pat Metheny. Si, lui. Quello vero.

Fa un certo effetto passare attraverso il corridoio di una scuola, che poi da adulti sembra anche più angusto di quando eravamo ragazzini, con le porte che vanno alle aule a destra e sinistra. Se qualcuno avesse suonato la campanella avrei per un attimo cercato la mia classe.
Dopo qualche porta ecco l’ingresso dell’Auditorium, che altro non è che una aula magna multifunzionale ma molto ben fatta.
Centoventi posti a sedere, alcune file davanti al piccolo palco, il resto a gradinata.
Ancora non realizzavo bene dove fossi, perché tutto così strano.
Ad ogni modo, alle 21 precise compare sul palco il Maurizio Mazzotti a fare gli onori di casa ed a raccontare cosa fosse Chiari, cosa fosse ADMR e ad omaggiare il fratello Franco.
La prima sorpresa della serata è colui che apre il concerto, un cantautore inglese di origini pakistane, 22 anni, una voce bellissima ed una chitarra. Una vera scoperta, come quando andai a sentire Neil Young ma la vera scoperta fu chi gli aprì le danze, quel buffo tipo talentoso di Devendra Banhart.

La scoperta di quella sera si chiama Soham De.

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Ne sentiremo parlare in futuro, e soprattutto ne sentiremo.

Dopo il set di Soham De, Mazzotti torna fuori e finalmente ci presenta Ryan Bingham con un ruggito.
Alto, asciutto, pantaloni verdi e stivaletti, maglioncino e cappello alla texana. Più americano di così si muore!

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È un grandissimo storyteller! introduce le sue canzoni raccontando come sono venute fuori e per tutta la serata siamo tutti un pò americani di frontiera, rancheros e domatori di tori, viaggiatori di highways e sognatori.
Si parte con Beautiful and Kind, passando per Tell my mother I love her so, per poi tirarmi giù dal pacchetto con la versione acustica di Hard Times, di cui ho ripreso questo frammento per tenerlo in me il più a lungo possibile…

 

Racconta e canta, canta e racconta, con un magnetismo ed un fascino che è davvero di pochi. E siamo circa centoventi fortunati ad assistere a questo spettacolo quasi irripetibile!

I pezzi scelti sono davvero superbi in chiave acustica.  La maggior parte  viene dall’ultimo album, un buon numero dal primo e gli altri dai rimanenti tre.

Da solo, voce chitarra armonica e tanta vita da raccontare. Alla fine siamo tutti un pò più americani di provincia, che sbarcano il lunario come possono. Lavorano, vivono, amano.

Una intima Southside of Heaven ci avvia verso la fine del concerto.

Sunshine e The Weary Kind precedono l’unico bis con Nobody Knows My Trouble.

Il 37enne ragazzone americano, sorridente e felice, ringrazia per l’accoglienza, forse inaspettata data l’incognita di un posto così piccolo e così diverso dalle sue solite platee, saluta e se ne va.
Speriamo non per molto.
Per star bene e riconciliarsi col mondo ci vogliono talenti genuini come Ryan Bingham.
Andatevelo a sentire tutti alla prima occasione.

Da par mio, a Chiari ci tornerò per due motivi: per ascoltare ancora della grande musica e… per trovare di nuovo l’Audi A6 che muggisce. Chissà, potrei stupirla facendo abbaiare la mia Mini.

 

Qui sotto l’intera setlist (da setlist.fm)

 

 

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