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Il mojito perfetto

Il blog di Claudio Stefanini – bestemmie letterarie aperiodiche: scrivono tutti, perché non dovrei farlo io?

La favola di Caterino

Chi ancora non lo ha fatto o chi è scettico dovrebbe, finché è in tempo, provare ad assistere ad un concerto di Bruce Springsteen. C’è poco da fare, Lui è diverso da tutti gli altri musicisti, senza nulla togliere alle altre grandi star della musica mondiale.

Te ne accorgi non appena arrivi al luogo dell’evento, anzi già mentre ti ci avvicini.

Un sentimento di fratellanza ti accoglie facendoti sentire amico di chiunque ti passi accanto, che abbia quindici o cent’anni.

È diverso da altri eventi, in cui magari ti incazzi perché quello davanti porta il cappello o perché confabula mentre l’artista canta o perché è più alto, o anche quando il bischero di turno si  mette sulle spalle la fidanzata -evento tra l’altro sempre più raro per l’aumento del peso medio delle fidanzate- che non ne vuole sapere di scendere giù.

No, tu entri e siamo tutti fratelli o almeno parenti alla lontana, ma non di quelli da evitare.

Se fossi credente direi che saremmo dei fedeli in attesa del miracolo,ma la differenza è che qui il miracolo si avvera e si rinnova ad ogni concerto.

A Padova era solo il mio secondo concerto di Bruce, sebbene lo seguissi fin da quando, negli anni ’70 ed io imberbe teenager, arrivarono le prime notizie su di un americano del New Jersey che si diceva essere “il futuro del rock’n’roll“.

Chi scrisse quella frase era allora uno dei più quotati giornalisti americani, Jon Landau, che da lì a poco buttò all’aria il suo lavoro, ipotecò la sua casa, diede fondo ai risparmi di una vita e diventò il produttore di Born To Run e di tutti gli altri dischi del Nostro.

Mica scemo.

Nel 2012 il mio battesimo del fuoco fu Trieste, un concerto indimenticabile che mi fece prendere nuove misure di questo gigante che ormai pochi aggettivi riescono a descrivere. Di allora ricordo tutto, a partire dalla sensazione di cui sopra, e di un Bruce e di una E-Street Band tutt’uno con il pubblico, come se suonasse in un piccolo locale dove tutti si conoscono e si chiamano per nome.

Ehi Bruce, me la porti una birra?  Subito, come la vuoi?

Ricordo tra tutte una My City Of Ruins e una 10th Avenue Freeze Out che mi fecero commuovere come mai prima ad un evento musicale, e poi ero lì assieme al mio amore, il concerto perfetto insomma. Quindi per il secondo concerto, peraltro dello stesso tour e ad un anno appena di distanza dal precedente, ero piuttosto preoccupato che si potesse rivelare una delusione.

Mi era già successo in passato, mai ripetere certe esperienze per le quali le aspettative sono altissime. Con i Pink Floyd, mica bruscolini.

Però ero rimasto così colpito, così affascinato che non appena saputo che Bruce sarebbe ritornato a suonare in Italia non ci pensai due volte e mi feci rapinare per l’ennesima volta da ticketuan.

Son rapine ben tollerate, va detto.

Tralascio l’arrivo abbastanza avventuroso nei pressi dello Stadio Euganeo di Padova con il mio amico Joe, dove ogni parcheggio era occupato da chi aveva avuto la buona idea di arrivare con un pò più di anticipo, e che ci ha fatto perdere i due pezzi del preshow acustico delle 18:30.

Colpa nostra, pace. tralascio anche la tragicomica avventura nel tentare di piazzare due biglietti che io e il mio amico avevamo in più per il forfait delle nostre compagne.

Chissenefrega, ormai eravamo dentro, dopo aver circumnavigato tutto l’Euganeo visto che il nostro ingresso si trovava all’esatto opposto del punto di arrivo. Fantozzi ci fa una sega.

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Nonostante le previsioni che davano acqua a catinelle, ci siamo anche goduti un bel tramonto rosso fuoco e proprio mentre il sole lasciava spazio alla notte, senza preavviso un accordo di chitarra ci mostra Lui che da solo arriva sul palco, fa i saluti di rito alla prima volta a Padova e parte con una scarna e tirata versione acustica di The Ghost Of Tom Joad.

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Ora, io non so se sia l’età o una aumentata sensibilità verso le bellezze della vita, ma da subito ero lì imbambolato, stupefatto e felice con gli occhi gonfi di lacrime di commozione.

Non starò certamente a descrivere tutto quello che Bruce ha cantato quella sera, voglio solo soffermarmi su ciò che accade quando Lui canta e si dona al pubblico toccando la gente, parlandoci, tirando sul palco le solite fortunate ragazze per improvvisarci uno o due passi di danza.

C’è con Bruce una sorta di rispetto da entrambe le parti, lui parla con tutti, tocca tutti, si fa toccare da tutti, il pubblico non approfitta mai di queste situazioni sapendo rimanere sempre al proprio posto e conoscendo perfettamente quali sono i limiti da non oltrepassare. Quando la ragazza di turno che balla con lui sul palco viene riaccompagnata nel pit, mai accade che qualcuno dia inescandescenze perché non vuole tornar giù, mai si vedono momenti idi imbarazzo, perché è una grandiosa festa dove tutti rispettano tutti e dove non c’è invidia per chi riesce ad essere protagonista per pochi minuti.

Solo ammirazione.

Dicono che a Bruce l’Italia piaccia, perchè siam matti (“questi pazzi italiani“), in realtà non so come siano i suoi concerti al di fuori del nostro paese, fatto sta che a Padova ad un certo punto è accaduto qualcosa mai visto prima, a quanto dicono coloro che registrano ogni singolo evento del Boss.

I piccoli miracoli sono all’ordine del giorno ai concerti di Bruce, c’è chi riesce a stringergli la mano, chi a scambiarci una battuta, chi a ballarci. Per quelle persone quei piccoli gesti di attenzione sono eventi e ricordi che dureranno una vita intera. E Lui lo sa, sa che significa qualcosa nella vita di ognuno dei presenti ad ogni singolo spettacolo, Lui lo sa ed ogni singolo spettatore sente questa sincerità che è alla base della sua longevità artistica e umana. Anche quando si trova fuori dagli stadi è una persona normale, non si sottrae mai al saluto di chiunque, va a prendere i suoi figli a scuola in macchina senza guardie del corpo o altro che potrebbe aumentare le distanze tra Lui e il mondo, anzi.

Stavolta però, dopo aver già deliziato tutti suonando l’intero Born To Run dall’inizio alla fine, ad un certo punto chiacchiera con qualcuno nel pit dopo aver letto qualche cartello di richiesta, poi tira su una strana cosa simile ad un’asse per lavare, ma di metallo, continua a parlare, poi si rivolge a Little Steven che annuisce ed allora ecco che avviene quello che chiunque non si aspetterebbe mai:

tirano su un tizio con barba e occhiali e Bruce gli fa “Ok, your name?”

“My name is Caterino and I use to play most of your songs with my band called The Fireplaces, and one of them is Mary Don’t You Weep”

“We won’t play Mary Don’t You Weep tonight, but you can play this other one with us!”

e presenta la E-Street Band come “formerly the Fireplaces” tra le risate generali del gruppo ed iniziano a suonare Pay Me My Money Down con un incredulo ma preparato Caterino Groove Riccardi alla washboard.

In quel momento tutti noi eravamo lui, Andrea detto Caterino Groove Riccardi, che in un piccolo grande miracolo coronava il sogno di una vita, quello di suonare con la E-Street Band e accompagnare il Boss in una indiavolata cover di uno standard folk del 1942 già portata al successo tra gli altri dai Weavers di Pete Seeger e ripresa più tardi proprio da Springsteen nelle Seeger Sessions.

Oltre quarantamila persone hanno fatto il tifo per Caterino, perché Caterino è diventato per una sera il simbolo del ce la possiamo fare, del We Shall Overcome, della speranza e della caparbietà che ti fanno vincere ogni traversia di questa vita. Lui ce l’ha fatta, tutti ce la possiamo fare, è il senso di questa storia.

Questa è la vera forza di Bruce, oltre ad un unico ed innato talento senza uguali.

Pensa positivo. Lo dice anche un altro che ha un carisma e capacità di toccare certe corde per certi versi simile a quello del Boss.

Dopo altre piccole sorprese, che però si ripetono ad ogni show, come quello di far cantare una strofa di Waitin’ On A Sunny Day da un bambino che pareva il nuovo Justin Bieber da quanto era intonato,

la conclusione arriva con un gioioso medley Twist And Shout/La Bamba, dove ci siamo tutti – anch’io! – ritrovati a ballare con la Band.

Eccola la forza di quest Uomo, ecco perché i fan non si accontentano di andarlo a sentire una volta sola. È un rito collettivo dove ogni volta se ne esce più felici, anche con più speranze per il futuro, anche se sarebbero solo canzonette…

E poi? poi il giorno dopo si è preso un Intercity Padova-Milano perché tre giorni dopo lo aspettava San Siro con altri sessantamila.

Si ha preso un treno. E questo la dice lunga. Mi immagino già chi se lo è trovato come compagno di viaggio.

E Caterino è sempre lì che sogna.

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Anormalità

Vedo Monti alla tv che dice che per lui la famiglia è solo quella formata da un uomo e una donna. Lunedì sentivo un certo Riccardoqualchecosa su radio maria (per caso,zappando tra un canale e l’altro,solo perché ho sentito una voce diversa da quel patetico prete che parla sempre lui) che affermava che nessuno può arrogarsi il diritto di andare contro il “diritto naturale” (sic) dato da dio che vede un uomo e una donna alla base della famiglia e che i paesi che hanno optato per una politica più libertaria (parole sue) come la Spagna e la Francia avranno ripercussioni, come stanno avendo, anche di ordine economico proprio per questa ragione. Ora dico io, ma siamo tutti impazziti? siamo comandati da mummie morenti, da zombie che ci dicono come dovremmo comportarci e che non vogliono dare a chi volesse formare una famiglia e non ha “gusti” sessuali *convenzionali* alcun diritto civile,come anche la sola ereditarietà per il coniuge, il diritto di visita ad un cazzo di ospedale perché se non sei parente o legalmente legato non ti fanno passare neanche se stai morendo, o tutto ciò che gira intorno ad una unione stabile, non ultimo il diritto di adozione di un figlio:
il fondamento di una famiglia non è avere uno il cazzo el’altra la fica, non è quello, il fondamento unico è l’amore, oltre che la fiducia e la volontà di stare assieme che legano due persone, solo quello dovrebbe essere considerato sufficiente per rendere possibile l’unione legale tra due persone con tutti i benefici civili che ne conseguono. E se sono religiosi hanno il diritto di poter seguire la propria confessione senza essere additati dai soliti come diversi e deviati. I deviati sono solo coloro che pensano che i deviati siano gli altri.
Benpensanti, non abbiate paura dei finocchi,delle lesbiche e dei transgender, nessuno di loro vi inculerà a tradimento, perché di solito sono molto più intelligenti di voi e non pensano, al contrario di voi, che chi è diverso pensi solo a quelle cose lì. Però una cosa la pensano, e non solo loro. Gli unici diversi siete voi, e in quanto tali è di voi che si deve aver paura.

L’albero della vita

Hai presente il rumore che fa il passaggio di un dito sulla barba di un giorno? Tipo carta vetrata, solo  un poco più gentile. Non ci avevo mai fatto caso, prima di allora, ed avevo già 37 anni.

La sensazione di essere ormai  uomo, ma non uomo nel senso di virilità, nel senso di responsabilità,  anche se dentro non smetti mai di essere il solito bischero che gioca per le vecchie vie del paese, dietro ai primi amori.

Un uomo. Che grande parola. Che responsabilità. Che brutta cosa, da un certo punto di vista.

E dire che la mia vita non è stata – per ora –  quel che si può definire difficile; Jovanotti direbbe che sono un ragazzo fortunato. Anche quella volta che dovevo morire, lo dicevano al paese vicino sentendo le campane a morto, – devono essere per quel ragazzino che ha avuto un incidente in moto –  e invece no, non era ancora la mia campana. Se no non sarei diventato uomo.

Nella felicità interiore, nella soddisfazione, nella quasi totale mancanza di rimpianti che avevano riempito quei primi 37 anni – e quindi nella positività del bilancio, direbbe il Cialdo -, rientravano tutti quelli che mi stavano attorno.  Mamma Iliana, babbo Mario vulgo Claudio detto Il Doro (e questa è un’altra strana storia), mio fratello Pierfranco, Manola, la mia allora moglie. E poi il valore aggiunto della vita, quello che credo pochi possono dire di avere davvero, gli Amici, quelli veri.

 Quelli che magari non vedi per anni, ma è come se non ci fossimo mai separati. Quelli che ti vedi tutti i giorni ma hai sempre qualcosa di cui parlare. Quelli che ti cambiano la vita. Ma anche questa è un’altra storia.

 

 “D’accordo” – disse il Cialdo – “ho noleggiato un Ulysse, così viaggiamo tutti insieme”.

Fu veramente un’ottima idea per la possibilità di stare diverse ore assieme, possibilità che negli ultimi tempi era stata il lusso di poche altre volte.

Se non ci sei abituato, alzarsi alle cinque e mezza del mattino è abbastanza dura. Dopo no, assapori totalmente il nuovo giorno che nasce. Appuntamento alle sei e mezza a Lucca, ritrovo,caffè e partenza.

 

 L’ultima volta che ero stato in Francia era il1989, a Chalon sur Saone. Andavo a trovare il mio amico Franco, con Manola e la sua ragazza di allora, Chiara. Che viaggio, con l’auto del babbo, la pompa dell’acqua rotta e il riempimento del radiatore ogni cento km. Che palle. Però ricordo ancora la bellezza del centro storico di quella cittadina a nord di Lione, che dette i natali a Nicephore Niepce, l’inventore della fotografia, sottolineato con orgoglio tutto francese dalla statua in piazza e da un enorme cartello in pietra all’ingresso del paese. Ricordo la piccola casa della mamma di Franco, con il fratello Gianni – Jean, che sarebbe morto di lì a qualche anno in circostanza mai ben spiegate.

La ragazza di allora di Franco a quei tempi non mi era molto simpatica, ma qualcosa di speciale doveva per forza avere, avendo stregato prima di lui anche Mauri, che ancora ci rompeva i coglioni per quando gli frantumammo quella orrenda tazzina da caffè nera, ricordo della tipa e del suo amore perduto. Comunque tempo dopo ho avuto modo di conoscerla meglio e devo riconoscere che la prima impressione era proprio sbagliata.

Fu un bel viaggio, ancora da studenti, con pochi soldi in tasca ma anche con pochi pensieri – oh, è veramente così,eh! – e tanti ricordi. Ho ancora davanti agli occhi la foto che ritrae me e Franco che reinterpretiamo a modo nostro la Pietà di Michelangelo

 

 

Stavolta era diverso. Andavamo comunque a trovare Franco, ma era diverso. Una occasione per confrontarci di nuovo, come quando eravamo studenti perché, per fortuna, abbiamo e avremo sempre la capacità di metterci in discussione.

 Franco aveva una ragazza a Gaeta, quando arrivò a Pisa iscritto al I anno di Medicina Veterinaria, Giamile. “Significa ‘bella’ in greco”, diceva lui, significa bella stronza, dico io qualche tempo dopo, quando arriva a casa nostra in via Favilli piangendo perché lo aveva lasciato con una telefonata. Non si sarebbero più rivisti. Buffo il mondo.

Buffo il mondo, visti poi gli accadimenti che avrebbero rivoluzionato la vita di ognuno di noi negli anni a venire. Comunque allora eravamo tutti lì, in auto per andare a trovarlo. Sarebbe stato l’ultimo viaggio insieme per Maurizio e sua moglie Piera, poiché si sarebbero separati di lì a poco, per i motivi che fanno lasciare innumerevoli coppie ogni anno, l’incomunicabilità. Sarebbe poi toccato anche a me, alcuni anni dopo. Il Cialdo, così come Maurizio con la nuova compagna, diventerà invece padre di due bei bambini. Nelle non troppe volte che l’ho rivisto non mi è mai parso il ritratto della serenità, ma sicuramente ha trovato la sua dimensione. Lo spero per lui. Uh, che dire del Gosto, che per non so quale motivo ci ha sempre velatamente nascosto alcune parti della sua vita. Forse abbiamo peccato anche noi di comunicazione o forse ci vogliamo fare troppo i cazzi degli altri?

La seconda, la mejo è sempre la seconda.

Mancava solo l’autore di questa frase, Carlo il romano. Improvvisa influenza. Succede.

Carlo è stato un amico vero, ma il tempo in certi casi offusca cose e situazioni. Da quasi fratelli a quasi semplici conoscenti. Peccato. Ma tempo per rimediare ce n’è sempre.

Il viaggio prosegue spedito, con vari autisti che si alternano alla guida. Il Cialdo guida un po’ alla cazzo, ma nessuno glielo fa notare; i rilasci improvvisi dell’acceleratore fanno comunque sentire il loro peso sul centro del vomito. Comunque nessuno sporcherà i tappetini, per la fortuna dell’autonoleggio.

Passiamo in Francia. Traforo del Monte Bianco, breve sosta  – anche il Gosto piscia in compagnia! – e poi via, a 70 all’ora per i dieci-quindici chilometri del tunnel.

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La cerimonia è per le 16, dovremmo arrivare in tempo; se ritarderemo un po’ Franco ci perdonerà, è sempre stato abbastanza comprensivo con gli amici. Li ha sempre tenuti in grande considerazione, gli amici. Giusto tre mesi prima aveva fatto un grande tour per tutta l’Italia per salutarli tutti, quasi in incognito, senza dire a nessuno che ci sarebbe stata quella cerimonia che gli avrebbe cambiato la vita. Venne anche da me, con la sua ultima conquista, una romanina niente male. Non mi ricordo il nome, ma anche per lui non doveva essere troppo importante; tutt’altra cosa Isabella, la ragazza che alla fine gli era sempre accanto, e che infatti avremmo ritrovato proprio alla cerimonia. Una cara ragazza, pensavamo tutti che alla fine sarebbe stata la donna della vita di Franco. Cosa che poi fu.

Si parla del più e del meno, la meta si avvicina. Passiamo Lione. Cento km e ci siamo. Dai che siamo in orario. Franco, arriviamo!

 

Chalon sur Saone. La ricordavo bene. Solo stavolta, complice la pioggerellina invernale ed il cielo plumbeo, un po’ triste. Raggiungiamo la chiesa dove sta per svolgersi la cerimonia. Un po’ di parenti, altri amici arrivati con altri mezzi. Arriva anche Franco, finalmente, accompagnato dalla mamma e da Isabella. Isabella, la donna della sua vita, nel bene e nel male.

 

La chiesa si riempie, arriva il sacerdote che inizia un piccolo gioco. Si devono accendere delle candele sull’albero della vita, una per gli amici, una per la madre, una per i fratelli, una per i parenti. Un rappresentante di ognuno viene sul pulpito a parlare a Franco e a dirgli cosa ha significato per lui. Franco ascolta tutti, la cerimonia è commovente perché vera, la partecipazione massima. Che differenza con le cerimonie cattoliche italiane!

Franck,je t’aime!

Così grida, alla conclusione del suo discorso, l’altro fratello, quello rimasto in vita dopo la morte di Jean.

Commozione. Franco è commosso, si sente. Tutti lo siamo e non potrebbe essere altrimenti.

Finisce la cerimonia. Tutti in fila, si va verso l’altare per il saluto, mi avvicino, lo tocco. Tocco il cartellino metallico con su scritto Franck Capotosto, 1967-2002.

E inizio a piangere.

 

 

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Post Scriptum

Franco Capotosto è un amico fraterno che se ne è andato a soli 35 anni il 31 dicembre del 2002.

Questa è la storia del viaggio intrapreso da noi amici verso il suo paese natio

Chalon sur Saone, il 3 gennaio 2003, giorno del suo funerale.

Sono passati già dieci anni e questo è il mio modo di tenerlo ancora vivo.

Grazie a chi contribuirà a tenerlo nel proprio cuore.

Buon Natale! ^_^

le mie tre canzoni di Natale preferite, buon ascolto e buon natale 🙂

 

24 dicembre – Cappello a Cilindro

 

Canto di Natale  – Modena City Ramblers

 

Jingle Bells – Sex Pistols

24 novembre 2010

Che giornata un pò così oggi. Grigia, fredda, con la malinconia che entra dentro e non se ne va più.

Quell’altro è sempre fuori e non lo vedo mai e poi tanto quando lo vedo mi fa arrabbiare. Pier l’ho sentito ora, meno male che c’è il telefono se no stavo fresca con le poche volte che viene giù da Milano.

Claudio l’ho visto solo di sfuggita stasera, è arrivato dal lavoro ed è salito subito in casa sua, magari aveva qualche pensiero, glielo chiederò domani…

e poi non sto neanche bene, mi faccio una camomilla e mi infilo a letto, tanto in tv non c’è nulla e mi concilia il sonno.

Però anche se la vita mi ha giocato brutti scherzi, sono fortunata, ho due figlioli sani e bravi, e poi ho le mie bestie che mi vogliono bene, quelle che ci sono e quelle che non ci sono più, il Mao se n’è andato proprio ieri l’altro, però almeno è morto sereno, me l’ha detto anche Claudio -hai visto mamma, è morto senza soffrire, meno male no?-.

Però se penso a Gastone, il mì Gastone, mi viene da piangere ancora…

certo che ora mi sento proprio male, vediamo se andando al bagno mi passa un pò, mi viene da vomitare…oddio cos’è? no Dio no, non mi far morire ora eh! ho ancora da badare ai mì figlioli e alle mì bestie, io! e anche a quello stronzo del mì marito, che gli voglio bene anche a lui, oddio che male ti prego non farmi morire, ho da vedere ancora tanti giorni e tante stagioni…

Meno male sto un pò meglio, credevo proprio di morire stavolta, grazie Dio,

domattina glielo racconto a Claudio mentre prendiamo il caffè.

E poi se morivo chi glielo diceva alle mì sorelle? Meno male che è passata.

Buonanotte Iliana.

Alcuni buoni motivi per cui vale la pena avere le orecchie

a: l’assolo di chitarra verso la fine di Comfortably Numb

 

b: Ry Cooder che suona live Jesus on the mainline

c: Vinicio Capossela che ti entra dentro con Il ballo di San Vito

d:Jimi Hendrix in Voodoo Chile

e: Stevie Ray Vaughan che supera il maestro in Voodoo Chile, live in Austin,Texas-1986

f: tutte le percussioni dell’Ombelico del Mondo

g: l’intro di pianoforte di Firth of Fifth

h: la disillusione che permea la Disamistade di Fabrizio De André

i: The Ghost of Tom Joad che materializza la miseria dentro chi lo ascolta

l:l’accordo iniziale di A Hard Day’s Night e quello finale di A Day in The Life, che racchiudono in   sè una intera storia del pop.

m: Redemption Song. La versione di Joe Strummer, anche per lui testamento spirituale di una vita in musica.

n: My City of Ruins. Qui c’ero anch’io. non dico altro.

..to be continued

tutti i suggerimenti saranno ben accetti 🙂

Una giornata quasi perfetta

Una giornata quasi perfetta

Oggi sono felice. La felicità di chi si comporta bene, rispetta le istituzioni e il prossimo.  Mi chiamo Costanzo, ho 28 anni ed è stata una bellissima giornata. Quando il sole ti bacia in fronte già sai che sarà un bel giorno. Peccato però che in giro ci siano un sacco di persone che non hanno rispetto per niente e nessuno. Prendete per esempio chi guida. Non sopporto quelli che stanno con una mano sul volante e l’altra a tenere il cellulare all’orecchio. E’ pericoloso! Distoglie attenzione e qualcuno potrebbe farsi male. Io ho il mio bel vivavoce e cerco anche di usare poco il telefono in auto. Ah, poi ci sono quelli che non mettono la freccia o ti sorpassano a destra. Che gli pigliasse…no, che dico, però potrebbero essere più educati.

Se c’è una cosa che mal sopporto sono gli impiegati delle poste, quelli allo sportello per il pubblico.

Sempre a dirti arrivo subito, un attimino, e poi vedi che stanno lì a raccontarsi i fatti loro.

Fossero alle dipendenze del mio capo, glielo farebbe vedere lui chi comanda. Col mio capo non si scherza, se sgarri sei fuori. E’ esigente, ma giusto.

Comunque non mi voglio certo lamentare. Stamani è iniziata proprio bene, ho anche vinto cento euro al gratta e vinci, e pensate che il barista è mio amico e il biglietto me lo aveva pure regalato. Ho conosciuto anche una bellissima ragazza al bar, lei aveva ordinato un cappuccio, come si muoveva accidenti, l’eleganza fatta persona. Si chiama Paola, bei capelli rossi, gran fisico, una voce così sexy che per paura di non essere all’altezza quasi non le chiedevo il numero di cellulare, dopo averci attaccato bottone. Domani sera però usciamo, ho approfittato della giornata iniziata bene e poco più tardi l’ho chiamata. Tump-tump, tump-tump faceva il mio cuore, quando ha detto si poco ci è mancato che mi arrivasse in gola. Un caffè, intanto, poi vedremo.

Però la giornata era ancora lunga, un salto da principale per le direttive del lavoro per oggi, un paio di seccature ma il lavoro è lavoro. Col lavoro si mangia. Se fossero tutti ligi al lavoro come me, qui in Italia le cose andrebbero meglio, mica come quegli impiegati statali che si fanno timbrare il cartellino dai loro compari per rubare soldi allo stato.

Se avessi potuto studiare forse avrei fatto il dottore. Ci penso ogni tanto, ma in casa non giravano troppi soldi e mi sono dovuto arrangiare fin da piccolo, ma non ho rimpianti. Guadagno bene, anche più di un dottore, direi.

Ci vorrebbe un bel disco di Gigi. Bravo Gigi, l’ho anche conosciuto una volta, ad una festa. C’era anche Anna, bella eh, ma dimostra un po’ più della sua età.

Si, perché il capo a volta organizza feste per noi dipendenti, ai migliori di noi fa pure dei regali, ci dà degli extra, insomma. E io, modestamente, sono bravo. A volte mi chiama come quel personaggio di quel film con John Travolta, come si chiamava?  Boh, non ricordo, tanto non l’ho visto, ma parlava di un tipo che risolveva problemi. Sono un factotum della ditta, ecco perché mi chiama così, so dove mettere le mani in molte situazioni.

In pausa pranzo sono andato a trovare mamma. Da quando non c’è più papà è un po’ triste, poi ci si è messo anche mio fratello. L’hanno arrestato alcune settimane fa, accusandolo di un non meglio precisato furto. Mamma c’è rimasta malissimo, io le ho detto che è sicuramente un equivoco e che tutto si risolverà, ho trovato anche un ottimo avvocato per lui. Lei non lo sa, ma mio fratello non è quello stinco di santo che crede. Io gliel’ho sempre detto, trovati un lavoro onesto, Beppe, non far morire la mamma di crepacuore, lascia stare quei tuoi amici che non combineranno mai niente di buono nella vita. Accidenti a lui e alla cocaina, si sta rovinando.

Però oggi mamma era più tranquilla, mi ha fatto il caffè, abbiamo fatto due chiacchiere e poi ho sbrigato alcune commissioni.

Ho visitato alcuni clienti, tutti carini e gentili, è bello quando ti portano rispetto anche se non hai un titolo, ma solo perché sono uno su cui si può contare. Poi per tutta la giornata ero su di giri per l’incontro di stamane, sono sempre tutto elettrizzato per l’appuntamento di domani.

Certo che in macchina nel traffico è proprio un inferno, chi ti sfreccia davanti, chi passa col rosso, chi attraversa le strisce quando per te è verde…sarebbe da affondare sull’acceleratore e portarne via un paio, ma non si può, magari hanno solo fretta e le loro preoccupazioni. Del resto anch’io lavoro sempre di fretta, come non comprenderli?

Ma io sono un buono, ho anche un bel cane, Kid, un mastino napoletano di tre anni, mi sciolgo quando gioca con me, salta, corre, si struscia e mi fa cadere. Oh, fa anche la guardia, mi ha difeso bene in un paio di occasioni, la sua firma è rimasta ben in evidenza su un balordo che voleva farmi del male.

Eh si, perché da queste parti mica è tutto rose e fiori, ci sono un sacco di delinquenti in giro per le strade che se non si impara a difendersi anche da soli, si può finire male. Rimane comunque un posto dove si vive bene, se si conoscono le persone giuste.

Ed oggi avevo proprio la gioia nel cuore, sono pure andato in chiesa a ringraziare la Madonna per la bella vita che mi ha donato. E per i miei due regali più grandi, i miei bambini che, anche se vivono con la loro madre, la mia ex moglie, mi vogliono un bene dell’anima. Sono la mia vita. Li vedo durante il fine settimana, se non ho da lavorare.

Poco fa sono rientrato da una bella cena con dopocena, ero con amici fidati, abbiamo mangiato e bevuto e avevamo tante ragazze intorno, carine, gentili, anche disponibili. Champagne a fiumi, c’era da festeggiare e lo abbiamo fatto alla grande.

Io poi però voglio tornare a casa mia, è il mio regno, mi sento protetto lì,  c’è Kid che mi aspetta, i giochi dei miei bambini,le loro foto. Ho la gioia qua.

Ho un unico cruccio per oggi.

Oggi sarebbe stata la giornata perfetta e mancava poco che la rovinassi,per colpa di  quello spiacevole contrattempo che mi ha fatto sobbalzare. Per fortuna poi è andato tutto bene.

Dentro a quel bar c’era un po’ troppa gente, quasi non riuscivo a lavorare, poi al momento buono la pistola si è inceppata ed ho quasi mancato il bersaglio, chi lo sentiva il capo dopo? Il cuore mi è salito in gola ma dovevo tenere la calma, per fortuna subito dopo il primo colpo è partito, bang nel collo, ero un po’ nervoso, ho dovuto finirlo con altri due colpi alla testa, bang bang, però nessuno mi ha intralciato, hanno capito che stavo solo lavorando ed ho potuto allontanarmi senza problemi.

Una giornata quasi perfetta, Costanzo Apice.

E domani sarà anche meglio.

-liberamente ispirato ad un fatto di cronaca di qualche anno fa; nomi autentici-

La mia prima volta

Vorrei che tu fossi qui

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1975. 10 anni

Fino ad allora ricordi confusi, musichette sentite alla radio o al mangianastri Grundig, oppure jingle registrati col registratorino portatile Sanyo, con custodia di finta pelle nera. Quel giorno però arriva mio padre con uno strano disco: in copertina due uomini in giacca che si stringono la mano. Uno è in fiamme, ma continuerà per sempre a stringere quella mano, imperterrito nel suo vestito elegante, nonostante il fuoco arda anche sui capelli.

Thorens TD 166. Puntina su disco. Ciak, azione! Passando per il sintoampli Pioneer – allora erano di gran moda – escono dalle JBL L19 le prime note della mia vita in musica. Shine On You Crazy Diamond colpisce come mai niente prima la mia mente di bambino, iniziando a scavare quel percorso musicale di cui avrebbero fatto parte innumerevoli artisti, noti e meno noti, che ora risiedono stabilmente nei miei archivi fisici e liquidi. L’impatto è di tale portata che posso ricordare, come accade similarmente per i grandi eventi mondiali, tutto ciò che stavo guardando come una gigantesca fotografia tridimensionale: la moquette blu, le poltroncine in tela azzurre stile disco, il mobile laccato bianco portaelettroniche, i quadri alle pareti, le JBL, il Pioneer, il Thorens.

Negli anni avrei poi visto quell’impianto cambiare formazione, Pioneer, JBL, Mitsubishi, ESB,Teksonor e chissà cos’altro. Da ”grande” avrei dato la mia bella parte all’ascolto della musica: Onkyo, Mordaunt Short, Stilo, Krell, California Audio Labs, Audio Research, Teac, Rogers, Leema, Wilson Audio, Olive -finora- credo possano ringraziarmi per averli scelti, come io ringrazio loro.

2006, Lucca. Summer Festival.

Gente che si avvia per lo spettacolo di quella sera di luglio. Verso le 18, siamo su di un lato di Piazza Napoleone, una delle belle piazze lucchesi, partono le note del sound check.

È lei, è proprio lei. Sono elettrizzato, emozionato, groppo in gola e lacrime agli occhi. Le note di Shine On si diffondono nelle vie attorno alla piazza. Roger Waters stasera suonerà quello che rimarrà per molto tempo la mia migliore esperienza live di sempre, ma per me basterebbero comunque quelle note del suond check, quella Shine On You Crazy Diamond che so esser suonata davvero da Lui, con Snowy White e gli altri della band. Lui stasera è qui, ma- gico ed irripetibile cortocircuito emozionale con quel primo ascolto di molti anni prima, per il quale non ringrazierò mai abbastanza mio padre.

Grazie Roger, grazie Papà.

Postilla

2011. Milano. Forum di Assago. 2 aprile: quante volte avrò ascoltato, da quel novembre 1979, quel delirante psicocapolavoro conosciuto da tutto il mondo come The Wall? Centinaia, almeno. Oggi Roger ha deciso di rinnovare il cortocircuito. Sono emozioni fortissime, uno spettacolo senza precedenti. Riproducibile solo in parte, a casa, in digitale e sistema AVS. Le emozioni non cambiano, per fortuna. cambiano solo i mezzi per evocarle.

(mio articolo pubblicato da Suono-giugno 2011, pag. 8)

Il mojito perfetto?

Il mojito perfetto. Non si tratta di ingredienti, anche se un mojito fatto secondo le libere regole della bodeguita e non con le varianti nostrane di sedicenti barman è un passetto in più verso la perfezione.  Vuoi mettere il sapore della hierba buena con quello delle mente che spesso ci propinano i nostri bar? Ma il mojito perfetto è ben altro, è un mood, uno stato d’animo, un insieme di sensazioni che si crea solo in particolari situazioni.

Immagina un tramonto estivo su di una terrazza,una spiaggia, un luogo a cui tieni. Un tavolo, due sedie (ma se ne può anche fare a meno), pensieri positivi, il tempo si dilata, il mondo resta fuori. Solo tu e lei (lui, a seconda dei casi). E il mojito.

La catalisi di intensi momenti di vita.

Il mojito perfetto non è prevedibile. Puoi berne cento ma se la combinazione non è quella giusta, gusterai solo dei buoni cocktail. Al limite ti potrebbero anche ritirare la patente. Perché il mojito perfetto arriva quando meno te lo aspetti. Se sei bravo puoi provare a pilotarlo, a volte ci si riesce.

Il mio non plus ultra sarebbe sulla spiaggia di Buggerru, in Sardegna. Chissà.

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